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Quale genere di comunicazione? | Sito Fondazione Pubblicità Progresso

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Drag King – non solo fotografia

Parlando ancora di fotografia, risulta di particolare interesse il lavoro di Alice Arduino proposto qui:

Gli scatti proposti superano il semplice “trasformismo”, il cross-dressing , e non vogliono portare lo spettatore nel mondo transgender. Gli atteggiamenti, maschile e femminile, sono reinterpretati da donne, e restituiti attraverso le sensibilità dell’artista e del soggetto, filtrate dall’interpretazione, stereotipata, del ruolo di genere.

 

 

 

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“Comunicazione pubblicitaria: una lettura di genere”

Torna rilevante concentrare l’attenzione sulle possibili interpretazioni del mondo e della società attraverso la “cultura” pubblicitaria.
Partendo dai concetto di “comunicazione”, di “stereotipo” e di “genere”, si è cercato di indagare il significato della stragrande quantità di slogan e immagini pubbicitarie che ancora oggi, come ieri, trasmettono concetti sessisti che relegano il genere femminile e tutte le donne in una condizione di inferiorità rispetto al “maschio”.

Alcune riflessioni in merito, tentando un approccio anche storico, sono state proposte nel seminario tenuto per il Corso di Sociologia, Prof. Marita Rampazi, per il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università degli Studi di Pavia; alcuni concetti hanno destato non poco stupore nei convenuti in aula. Possibile che, oramai, l’abitudine allo sfruttamento degli stereotipi di genere conduca le persone a non riconoscere i filtri attraverso i quali sono proposte le situazioni di vita quotidiana delle donne?

A seguire un estratto della presentazione, molto semplificato per motivi di spazio.

C. Calabi

 

 

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Pubblicità: Intimissimi e il bunga bunga

 Punti di vista?

Dal post di Giovanna Cosenza (http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/06/22/le-mutande-bunga-bunga-dance/#comments), scopro una nuova linea di Intimissimi.

Tra le tante riflessioni, ho considerato che spesso, quando mi viene chiesto cosa significa occuparsi di “comunicazione”, rispondo che comunicare vuol dire mettere in comune.

Per poter mettere in comune un messaggio, per far sì che la comunicazione abbia effetto, si deve anche considerare che quello che si vuole comunicare deve appartenere, in qualche modo e per qualche motivo, a un insieme di conoscenze già in possesso del destinatario della comunicazione, di cui non solo sono parte i codici utilizzati, ma anche le diverse forme di stereotipie sociali che da sempre ci accompagnano.

Cavalcare l’onda di un accadimento che ha avuto notevole risonanza sicuramente significa partire da una buona base per dare efficacia al messaggio che si vuole tasmettere.

Il mezzo con  quale si vuole comunicare un messaggio, il medium, è fondamentale per come di per se stesso organizza la comunicazione; questo concetto, il padre del quale è McLuhan, è noto grazie alla frase “il medium è il messaggio”, che sposta l’attezione dal contenuto veicolato dai media ai media stessi.

Per farla breve: mutande e bunga bunga. Medium e messaggio. Il medium è il messaggio. Lo stereotipo come codice.

Certo non è questa la sede per fare un discorso sull’etica (… e anche sull’estetica!), ma una rifessione sull’utilizzo di significati, di metafore emergenti e stereotipi credo sia doverosa.

Lascio i seguenti link, ringraziando gli autori, augurando buona lettura.

 

http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/06/22/le-mutande-bunga-bunga-dance/#comments

Intimissimi e il bunga bunga

Claudia Calabi

 

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…e ancora pubblicità sessiste! (e sempre sul “genere” )

Che non si cambi “genere” di pubblicità…..!!!

Mi riferisco alla nuova campagna pubblicitaria della rete televisiva sul digitale terrestre “Italia 2″.

Mediaset, dopo aver per lungo tempo giocato con i filmati “amatoriali” per la promozione di Italia 1, alcuni molto divertenti, ecco che coglie l’attenzione dello spettatore grazie al cambio di finale del format utilizzato per la pubblicità di una nuova rete: non è più Italia 1, ma diventa Italia 2. Efficace e puntuale.

Ecco che qualche giorno fa scopro un nuovo spot, con una “nuova immagine” (che tra le altre cose richiama moltissimo lo spot delle mozzarelle Zappalà, di cui si è già detto molto in rete): un seno prorompente in primo piano. Due mammele: Italia Due. “Nati per essere due”, o qualcosa del genere, il claim.

Al di là del fatto che oramai l’immagine del seno feminile è stata talmente usata e abusata che non credo si possa considerare come fattore innovativo – un’immagine che possa dare originalità al claim o semplicemente quel qualcosa di originale che cattura improvvisamente l’attenzione – mi stupisco della “creatività” dimostrata dalla agenzia che lo ha sviluppato.

Forse si deve ancora una volta cavalcare un’onda? Quella dell’informazione e della contestazione che da tempo, grazie ad anni di politiche di genere, tentate e/o riuscite, grazie anche a “se non ora quando”, grazie anche a moltissime persone impegnate negli studi di genere … ai blog nati e alla rete, o semplicemente grazie a chi è stanco di immagini falsificanti l’individualità e stereotipate, sessiste e spesso maschiliste, da tempo appunto cerca di invadere spazi e piazze per ridare senso all’essere donna. Un’onda che evidentemente non va accolta, capita, ASCOLTATA (quanto meno RISPETTATA!) ma solamente riutilizzata a proprio vantaggio.

I cambiamenti purtroppo faticano a realizzarsi laddove resta immutato il contesto sociale. Laddove non si è riusciti a mettere in discussione il substrato culturale, civico e politico.

Si deve ancora fare molta strada…

Calabi C.

“BORN TO BE 2″

”pubblicità

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